Le dai per scontate, ma hai mai riflettuto sull’importanze che le mani hanno – non solo nella nostra vita quotidiana – ma come simbolo nella società? Se ti sei incuriosito, continua a leggere per saperne di più.
Le mani nel linguaggio
Sono davvero tante le espressioni che nella nostra lingua riguardano le mani e talvolta hanno poco o nulla a che vedere con il nostro organo prensile. Spesso si tratta di modi di dire, che rimandano al mondo del fare, del costruire e del realizzare, denotando la modalità con la quale si procede.
Sono, quindi, familiari espressioni come “suonare il piano o scrivere un libro a 4 mani”, “dare una o più mani di vernice” o il più metaforico “sporcarsi le mani”, riferito a chi è disposto a fare un lavoro che la maggioranza rifiuterebbe, spingendosi, in una accezione più negativa, fino a “mettere o avere le mani in pasta”, magari senza farsi “cogliere con le mani nel sacco”.
Si ricorre alle mani in chiave metaforica anche come rifiuto, resistenza o impossibilità all’azione o persino per indicare azioni inconcludenti. Molto comuni sono espressioni come “restare con le mani mano”, “passare la mano”, “alzare le mani”, “avere le mani legate”, “mettere le mani avanti”, “lavarsene le mani”, “restare a mani vuote”.
Nel linguaggio comune, sono centinaia le espressioni incentrate sulle estremità dei nostri arti superiori. Il linguaggio, si sa, recepisce gli stimoli provenienti dall’esperienza e dalla quotidianità, facendo evolvere le parole a cui assegna nuovi significati.
Tanto che le mani possono essere nude o armate, piene o vuote, bucate e d’oro, pulite e sporche, pesanti o leggere, buone o assassine. E tale abbondanza di modi di dire denota la centralità che le mani hanno nel definire come tale, la stessa condizione umana.
Si tratta, infatti, di uno degli organi più complessi e articolati presenti in natura, tanto che la robotica più avanzata, fatica non poco a riprodurre la sensibilità e la reattività che solo il tatto della mano umana riesce ad avere. Sarà per questo che già Aristotele le considerava una diramazione del cervello.
Le mani come strumento di comunicazione
Le mani sono strumento di lavoro ma anche di comunicazione. Danno forma e significato al , persino restando ferme, nascoste o chiuse svolgono una funzione confermativa o tesa a dissimulare incertezze.
Quando si è a proprio agio, infatti, le mani (e le braccia) tendono a muoversi e ad aprirsi, compiendo movimenti ampi, mentre in situazioni tese, tendiamo a ridurre la gestualità al minimo. Arriviamo a nasconderle, a volte tenendole fuori dal campo visivo dell’interlocutore, persino ponendole sotto il tavolo, evitando di esporsi.
Peggio se le mettiamo in tasca, evitiamo di farlo in presenza di un cinese, che potrebbe interpretarlo addirittura come offensivo. I segni generati dalle mani cambiano quindi nel tempo e in base alla cultura, interagendo con il linguaggio e il comportamento umano.
Sono fondamentali nelle relazioni umane che prendono forma e si sostanziano, grazie al contatto delle mani. Non a caso nel mondo del business la “stretta di mano” suggella l’accordo tra gentiluomini, che potrebbe valere più di qualsiasi contratto formale. E quando i membri del team intendono sottolineare il senso di unione e di forza, scelgono un unico centro in cui far convergere le mani di tutti, accompagnando questo rituale con un urlo corale, che recita qualche slogan autocelebrativo.
È sempre attraverso le mani che hanno inizio le relazioni amorose, prendendosi “mano nella mano”, prima ancora di abbandonarsi o concedersi al primo bacio.
L’importanza delle mani curate
Prendersi cura delle proprie mani, infine, assume un valore estetico crescente. Mani ben curate e da mostrare al prossimo, sono un segno fondamentale di trasparenza e affidabilità. Un po’ come funziona per l’altezza, su cui abbiamo riflettuto in questo articolo.
Ma per tenere le mani in ordine, non occorre certo raggiungere gli eccessi dell’estetica contemporanea che ha reso le unghie, vere e proprie opere d’arte miniaturizzate.
Basta, infatti, digitare in rete “nail art” per visualizzare milioni di foto che ritraggono unghie femminili dipinte con fantasie cromatiche che hanno dell’incredibile.
A quanto pare persino il più grande di tutti non può fare a meno delle mani. È stata la mano di Dio, direbbe qualcuno.
L’espressione è tornata prepotentemente nell’immaginario collettivo, con la recente pellicola di Paolo Sorrentino. Ma di certo, le mani ricorrono fin dai tempi di Michelangelo, quando Adamo riceve il dono della vita, direttamente dalle mani del creatore.
