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Rispettiamo la netiquette!

Scritto da Laura Barone

Si tratta di nuovi media che mentre ci consentono di essere sempre reperibili, ci espongono a clamorosi errori di comunicazione e nostro malgrado, finiscono per danneggiarci, offrendo al prossimo il nostro lato peggiore.

Il neologismo netiquette nasce, infatti, dalla fusione di due termini provenienti da lingue differenti e precisamente dall’inglese network (o net), in italiano rete, e dal francese étiquette, nella nostra lingua, educazione ma anche etichetta. La radice di questa nuova parola ha una matrice chiaramente tecnica e condensa tutto il mondo delle nuove tecnologie digitali collegate a Internet, mentre la desinenza ingentilisce al quanto il suo significato proiettandolo, tuttavia, in una dimensione normativa. È buona regola, infatti, sapere quando si va oltre la netiquette. Spesso si oltrepassa il limite nella totale inconsapevolezza di farlo e altrettanto di frequente si ignorano anche le conseguenze.

Precisi protocolli di rete, riconosco taluni comportamenti privi di netiquette come lesivi per chi li riceve, tanto da difendere gli utenti di internet attraverso dispositivi che bannano i maleducati. Molto comuni sono le liste nere in cui vanno a finire gran parte messaggi indesiderati, più noti come spam. E persino il nostro ordinamento ha recepito la tutela della persona nella realtà telematica all’interno del diritto penale (artt. 594 e 595 c.p. da un lato e 660 c.p.). Emblematico al riguardo il titolo delle linee guida degli internauti in materia: “Don’t Spew (traduzione: Non Vomitare!) A Set of Guidelines for Mass Unsolicited”.

Nel termine netiquette vanno inclusi una miriade di comportamenti digitali particolarmente noti ai netizen (detti anche anche cybercitizen), vale a dire membri attivi in Internet, convinti sostenitori che la rete sia un luogo oramai imprescindibile per affermare la libertà di espressione. Libertà che però possono essere infrante proprio dall’assenza di netiquette. Perchè si possono fare danni importanti gestendo male newsgroup, mailing list, forum, blog, reti sociali, e-mail e chat in genere. Occhio alla gestione dei contatti nelle liste, quando mettendo tutti gli indirizzi in chiaro si viola la privacy di tutti i partecipanti alla discussione.

Cerchiamo allora di capire come restare all’interno delle buone maniere richieste dalla rete. In primo luogo, potremmo considerare la velocità dei social e degli instant, non una scorciatoia ma una strada principale che come tutte le altre, richiede tempi di percorrenza, limiti di velocità e rispetto delle segnaletiche. Fuor di metafora, cominciamo tutte le nostre conversazioni con un saluto, il buongiorno e il buonasera che utilizziamo nei rapporti vis a vis, non vanno mai dimessi. E se nella realtà avremmo dedicato qualche minuto in più per arrivare al punto, in chat non è diverso. Anzi, ci presentiamo negli smartphone dei nostri conoscenti, dimenticando che oramai si tratta di dispositivi che funzionano come protesi digitali, entrando quindi nella bolla personale, a contatto stretto e per questo dobbiamo prestare la massima accortenza.

Massima attenzione anche agli orari in cui si comunica. É buona abitudine non contattare nessuno per ragioni di lavoro oltre le 20.00. A meno che non sia successo qualcosa di gravissimo meglio rinviare al giorno seguente. In caso di eccezioni, meglio esplicitare nell’incipit del messaggio il proprio imbarazzo per aver violato questa regola, con frasi del tipo, mi scuso per l’ora, procedendo in modo sintetico evitando di disturbare l’interlocutore, oltre il consentito.

Scripta manent dicevano i latini, ricordarsi ancora più che nelle comunicazioni verbali di non scrivere nulla di male sugli altri, evitando volgarità ed espressioni che potrebbero essere fraintese se lette fuori dal contesto nel quale sono scritte. Evitare, pertanto, battute discriminatorie che possono essere interpretate come razziste, omofobe, sessiste. E di questi tempi massima attenzione anche nella divulgazione di tesi complottiste o pseudoscientifiche che interessano la medicina e la salute pubblica. Buona educazione va dimostrata anche nei casi in cui la lingua del nostro interlocutore non sia la nostra, mostrandosi tolleranti per gli errori linguistici. Così come un gesto di cortesia è sforzarsi scrivendo nella lingua dell’interlocutore.

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