La popolazione mondiale avrà un incremento di un miliardo di persone secondo le previsioni ONU, il dato sembra essere piuttosto prossimo...
trattandosi del 2030, quindi, poco meno di un decennio. Siamo dunque proiettati verso un sovraffollamento di porta eccezionale, che dovrà fare i conti con le limitate risorse energetiche e naturali che il nostro pianeta consente di sfruttare. Ad essere messi sotto pressione, saranno tutti i sistemi di approvvigionamento delle limitate risorse terrestri. E senza un'opportuna e immediata azione di contenimento degli sprechi, tali sistemi rischiano di implodere sotto la pressione demografica.
Non si tratta solo di contenimento dei consumi ma anche di una più equa distribuzione delle risorse a livello mondiale, consentendo alle economie emergenti di non depauperare le risorse naturali, di cui beneficia l’intero pianeta. D’altro canto si viene a creare una situazione paradossale, in base alla quale i paesi più ricchi che hanno sfruttato tutte le risorse a loro disposizione per secoli, oggi si vedono costretti a chiedere a quelli in via di sviluppo di limitare la propria crescita in nome di un interesse planetario.
Mentre i paesi più industrializzati hanno sfruttato fino allo stremo tutto quello che potevano, in nome di un proprio egoistico sviluppo illimitato, sia abusando delle risorse interne ai propri confini, sia colonizzando paesi satelliti, le nuove economie in ascesa, faticano a comprendere la necessità di controllare il proprio sviluppo, in nome di una sostenibilità globale. Eppure si tratta di vincoli imprescindibili, dai quali è davvero difficile potersi sottrarre. Ad affermarlo sono le principali organizzazioni internazionali che cominciano a rendere sempre più vincolanti, i lacci da mettere alla crescita cercando di tutelare gli interessi dei cittadini del futuro.
Fenomeni come quelli della desertificazione, degli stravolgimenti climatici, delle pandemie e delle catastrofi naturali non sono più scenari collocati nel futuro ma sono incubi che fanno parte della nostra epoca. Per questo motivo è nata una vera e propria agenda globale che ha fissato gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile su scala globale senza esclusione di nessun Paese e tesa a coinvolgere sia i comportamenti individuali, sia quelli delle istituzioni di governo ma anche le pratiche produttive delle aziende e la vita di ogni forma di organizzazione umana.
Imprese private, settore pubblico, società civile, operatori dell’informazione e della cultura dovranno prodigarsi affinché i I 17 Goals della Agenda 2030 siano adottati in forma sempre più generalizzata e sempre più imperativa. Gli obiettivi possono sembrare generici ma nella loro essenzialità costituiscono l’unica strategia possibile per la sopravvivenza del pianeta e sono: la sconfitta della povertà e della fame nel mondo; l’innalzamento delle prestazioni sanitarie a beneficio di una popolazione mondiale sempre più grande e con aspettative di vita sempre più alte; il miglioramento dei livelli di istruzione all’insegna della sostenibilità; la parità di genere tra uomini e donne; la tutela del patrimonio idrico; lo sviluppo di fonti energetiche alternative basate sul solare, sul vento, sul moto ondoso, e sulle nuove tecnologie a basso impatto energetico; processi di crescita basati sull’innalzamento della qualità della vita e dei diritti dei lavoratori; infrastrutture e trasporti sostenibili e rispettosi del pianeta tese a ridurre tutte le pratiche più inquinanti; città sempre più verdi e sostenibili; pratiche di consumo individuali tese al contenimento dei rifiuti urbani; tutela del mare, del mondo animale e di quello vegetale; contrasto fattivo ai conflitti bellici; quindi diffusione a tutti i livelli di una cultura sostenibile.
